Il costituirsi coppia è determinato dall’innamoramento (la gioia dell’illusione) che rappresenta un’identificazione proiettiva di immagini e desideri che il soggetto attribuisce all’altro, trasferendo contenuti e bisogni propri sull’altro e che l’altro inconsapevolmente riceve. Questa fase è caratterizzata dalla fusionalità coadiuvata dalla passionalità e dalla sessualità che aiutano la coppia a strutturare un senso del noi.
Nella prima fase dell’innamoramento si mette nell’altro, in maniera incrociata, l’aspetto positivo di sé (non quello negativo ed intollerabile) ricercato ed idealizzato di cui si ha forte necessità. Il mettere nell’altro è reciproco, entrambi i partner utilizzano lo stesso funzionamento proiettivo, se ciò non avvenisse non si manifesterebbe l’innamoramento stesso. Si innesca un contratto di reciproca finzione: “Sarò come tu mi vuoi, tu devi essere come io ti desidero”.
La seconda fase dell’innamoramento è caratterizzata dalla disillusione; si passa da aspetti proiettivi ad aspetti reali. Si riconosce l’altro come proiezione dei propri desideri (situazione depressiva) passando da aspetti intrapsichici ad aspetti interpsichici (si entra in relazione). Si ridimensionano le aspettative, si accetta l’altro con i suoi pregi e difetti senza cercare di cambiarlo.
La coppia si consolida attraverso il matrimonio o la convivenza (per essere genitori bisogna morire come figli, altrimenti non si diventa genitori competenti).
La nascita di un figlio rappresenta un momento critico di passaggio dalla diade alla triade. Inoltre, in questo momento, la coppia oltre ad esse coniugale diventa genitoriale.
La nascita del figlio, la fine dell’allattamento e l’inserimento a scuola sono passaggi che sollecitano nella madre una reazione di tipo depressivo. Il partner deve avere una funzione sia di contenimento sia antidepressiva per la compagna, se ciò non avviene la coppia entra in crisi.
Un altro evento critico è lo stile educativo poiché ogni genitore tende a portare quello appreso nella famiglia d’origine. La coppia deve trovare uno stile condiviso.
Massima crisi col figlio adolescente perché la coppia si era impiegata molto nelle funzioni genitoriali a discapito della coniugalità.
Quando i figli escono, soprattutto nella madre, può manifestarsi la “sindrome del nido vuoto” perché ci si sente inutili. E’ fondamentale ritrovare la coniugalità con nuove risorse di condivisione di valori, interessi ed allora la coppia può reggere, altrimenti si rompe.
Il bambino, in tutte queste fasi, è sempre coinvolto, nella gravidanza, nella nascita, nella fase simbiotica (3-6 mesi), nel processo di separazione (6 mesi 2/3 anni), nell’inserimento a scuola, nell’adolescenza. Ma, il bambino è coinvolto ancor prima della nascita, poiché esiste un bambino immaginato: la gravidanza attiva un’immagine del bambino che non è il bambino reale, ma quello immaginato che esiste non solo nella fantasia dei genitori, ma anche in quello dei nonni e in tutto il nucleo familiare ancor prima della sua nascita (già gli si consegna un peso addosso ancor prima della nascita). Durante la gravidanza la madre ha delle fantasie che sono fisiologiche e che hanno un senso di utilità perché costruiscono lo spazio mentale di pensabilità del figlio ma possono diventare patologiche (fantasie di danno genetico si attiva lo spazio mentale, fantasie di morte o perdita del figlio si attiva la protezione); l’assenza di fantasie indica la mancanza di uno spazio mentale per il figlio, ma ciò non avviene perché ci si trova davanti una “madre snaturata”, ma perché la madre si protegge, ha un materno talmente danneggiato che si impedisce la regressione in gravidanza per non andare a ripercorrere quel senso arcaico di vuoto e di danneggiamento.